Un ricordo di Claudio De Marco

Claudio De Marco non è più tra noi. Lo vogliamo ricordare oltre che come amico e  ottimo ingegnere, che amava profondamente la sua professione,  anche per l’impegno   che ha sempre dedicato  alla nostra categoria. Quasi 40 anni fa, nel lontano 1977, è stato uno dei protagonisti di quel gruppo eterogeneo di giovani ingegneri che, sotto la spinta di Gian Carlo Ravagnan, hanno fondato il Collegio degli Ingegneri di Padova.  In quel  periodo  tra gli iscritti all’Ordine esisteva una certa incomunicabilità; da un lato i liberi professionisti, in prevalenza civili, dall’altro coloro, in prevalenza industriali, che esercitavano la professione sotto altre forme. I fondatori del Collegio si erano posti l’obiettivo di creare un clima di confronto affinché tutti gli ingegneri, indipendentemente dalla loro attività professionale,  potessero incontrarsi, conoscersi, scambiarsi pareri, rafforzando  così il valore delle loro diverse esperienze. Era questa, allora, una visione nuova e Claudio De Marco, ingegnere civile libero professionista, con la sua coerenza e la sua dirittura morale, fu fra gli  artefici di questo rinnovamento.

Fin dall’inizio Claudio  fece parte del Consiglio provvisorio del Collegio, con il compito di impostarne la futura attività. Venne quindi  riconfermato ai successivi rinnovi del Consiglio nei bienni  1979-1980   e  1981- 1982, dando un grande contributo di  operatività al progetto Collegio.  Nel 1983, pur rimanendo sempre iscritto e legato al Collegio, fu  eletto al Consiglio dell’Ordine di cui fu presidente nel biennio 1991-1993. Anche in questo ambito svolse un ruolo importante; la sua azione fu sempre ispirata dall’idea che gli ingegneri, per essere attori di primo piano nella società,  avrebbero dovuto superare le divisioni interne e sviluppare, tutti uniti, un progetto comune.

Claudio De Marco è sempre stato legato  al Collegio non solo con la formale  iscrizione ma attivamente e stimolando eventi. Recentemente aveva promosso iniziative a favore dei  giovani colleghi, sempre più assillati da un contesto generale socio-economico che egli riteneva, a ragione, non favorevole al loro futuro. Lo spirito che lo aveva animato nel 1977 a condividere la fondazione del Collegio era rimasto in lui sempre vivo.

Gian Luigi Burlini                   Michele Sanfilippo