NORMALE TOLLERABILITÀ: CONSIDERAZIONI E PROPOSTE

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NORMALE TOLLERABILITÀ:
CONSIDERAZIONI E PROPOSTE

 

Seminario del 7 ottobre 2015
a cura dell’ORDINE DEGLI INGEGNERI DI PADOVA
Nella speranza che questo evento possa effettivamente dare un contributo per l’attuazione di un sia pure piccolo passo in avanti, ci si augura che quanto esposto durante il seminario possa essere esaminato e commentato da un esteso numero di lettori, dai quali sono gradite impressioni e valutazioni

Il tema della “normale tollerabilità” (specificamente in ambito acustico, ma non solo) riveste un’importanza fondamentale quando ci si pone il problema della corretta attribuzione di questo concetto ai casi reali e alle situazioni nella pratica riscontrabili.

Dopo decenni di applicazione (acusticamente parlando) in forme più o meno discutibili del principio fondamentale sancito dall’art. 844 del Codice Civile (il cui contenuto ben poco aiuta allo sviluppo del concetto stesso) il bisogno di una visione unitaria del tema è molto sentito nella comunità dei tecnici acustici e in quella legale (che necessita di uno sviluppo tecnico coerente per poter applicare appieno i concetti teorici).

Il sunnominato articolo 844 ha dato origine, in questi decenni delle sua applicazione giurisprudenziale, ad una copiosa mole di ragionamenti interpretativi che ne hanno elaborato e sviluppato i contenuti base “adattandoli” alle diverse situazioni che via via si incontravano nella pratica giuridica.

Il seminario tenutosi a Padova il 07 ottobre 2015 si è aperto con un intervento nel quale, traendo spunto da una serie di sentenze emesse dall’Autorità giudicante fin dai primi tempi dell’applicazione del principio di “normale tollerabilità” e fino ai nostri giorni, ben esposte e collegate in una linea di pensiero continua e ottimamente ragionata, l’avv. Moreno Dalle Vedove ha illustrato la strada maestra che la giurisprudenza ha intrapreso e percorso in questo periodo.

Quell’interpretazione teorica e concettuale ha trovato uno sviluppo applicativo in un criterio di valutazione che fu proposto tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 (dello scorso secolo …) prendendo spunto da una bozza normativa allora in elaborazione presso ISO (International Standards Organzation) però mai pubblicata e presto ritirata, la quale proponeva di definire come “disturbo” un evento sonoro che superasse di 3 dB (decibel) il cosiddetto “livello di fondo”.

Questo “criterio valutativo” è stato dettagliatamente esaminato e sviluppato dall’ing. Marco Caniato, il quale ha chiaramente evidenziato le carenze e le incongruenze scientifiche che tale procedimento contiene, tra le quali, la considerazione secondo la quale il disturbo è un fatto strettamente connesso con il soggetto che lo percepisce e non si tratta quindi di un fenomeno che possa essere espresso con un parametro universale, unico, valido in tutti i casi.

Il relatore ha rilevato che, purtroppo, esiste una forte scuola di pensiero che invece supporta strenuamente questo procedimento valutativo (criterio), in vari casi impedendo con ogni mezzo evoluzioni di qualunque tipo che via via nel tempo sono state proposte.

Fortunatamente, sia nella letteratura scientifica fino ad oggi pubblicata, sia nelle legislazioni di vari Stati, si trovano approcci molto diversi al tema, dai quali traggono origine vari criteri valutativi e procedure per la valutazione del disturbo: questi sono stati raccolti ed organizzati organicamente in un Rapporto Tecnico emesso da UNI (Ente Italiano di Normazione) nell’ambito di un gruppo di lavoro coordinato dal dr. Daniele Bertoni, che lo ha presentato al seminario, evidenziandone le peculiarità; il relatore si è soffermato nella descrizione dei vari parametri descrittori previsti in diversi Paesi, confrontandone le specifiche, auspicando una seria rivisitazione dell’approccio anche nel nostro Paese.

Alla luce di quanto precedentemente esposto e tenendo conto delle effettive “necessità” che la comunità tecnico-scientifica ha via via espresso, soprattutto in relazione alla concomitante esistenza di un “corpus legis” imperniato sulla Legge 447/1995 (Legge quadro sull’inquinamento acustico), l’ing. Paolo Caporello ha proposto una serie di domande all’assemblea, generate dalla apparente “separazione applicativa” delle due disposizioni vigenti in ambito acustico.

Partendo dagli “aspetti irrisolti” (o dubbi persistenti) dei due disposti normativi ha proposto una “evoluzione di pensiero” la quale, tenendo fermo il “principio”, ne elaborasse gli aspetti valutativi in un criterio che finalmente sia fondato su solide basi definite su studi che superino l’impasse ora riscontrabile, al di là di ogni preconcetto.

In conclusione, il collega ing. Giuseppe Elia (ex presidente della commissione Acustica presso UNI) ha auspicato una effettiva e fattiva collaborazione da parte di tutti gli addetti ai lavori, imperniata su rigorosi metodi scientifici, per impostare e favorire una evoluzione che vada a favore di tutti i soggetti coinvolti (magistratura giudicante, legali, tecnici applicative e, ultimi ma non meno importanti, coloro che si trovano a subire situazioni di disagio per esposizione a fenomeni acustici sgradevoli).

A conclusione del seminario, un breve dibattito ha contribuito a estendere alcuni dei punti rimasti in sospeso durante le esposizioni e ha permesso una gradita partecipazione dei convenuti.