Il Consiglio di Disciplina degli Ingegneri

Il Consiglio di Disciplina degli Ingegneri

Ing. Angelo Velo
Presidente del Consiglio di Disciplina
dell’Ordine degli Ingegneri di Padova

Nel contesto generale delle modifiche apportate agli ordinamenti delle professioni, una delle scelte più significative è stata senz’altro quella di aver tolto ai Consigli degli Ordini professionali l’attività disciplinare, creando i Consigli di Disciplina Territoriali, organismi a questi autonomi e svincolati e che pertanto agiscono in piena autonomia rispetto ai Consigli degli Ordini.

Il DPR 7 agosto 2012 no 137 (Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali) all’art. 8 introduce i Consigli di Disciplina da istituire presso ogni Ordine territoriale, composti da un numero di consiglieri pari ai consiglieri dei corrispondenti Consigli territoriali dell’Ordine ed ha stabilito che ad essi «sono affidati i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari riguardanti gli iscritti all’albo» e che le loro decisioni dovranno essere improntate secondo le norme dettate dal Codice Deontologico.

Nel caso di Padova i consiglieri sono 15 e sono stati nominati dal Presidente del Tribunale di Padova su una rosa di 60 nominativi forniti dall’Ordine.

L’attribuzione ai nuovi Consigli di disciplina dei compiti di istruzione e di decisione dei giudizi disciplinari non significa che sia stato sottratto agli Ordini il dovere di vigilare sul comportamento dei propri iscritti, anche perché rimane in vigore quanto disposto dall’art. 5 della legge istitutiva n. 1395 del 24.06.1923 che attribuisce agli Ordini la funzione di «vigilare alla tutela dell’esercizio professionale e alla conservazione del decoro dell’Ordine, reprimendo [ora tramite i Consigli di disciplina istituiti presso ciascun Ordine, N.d.R] gli abusi e le mancanze di cui gli iscritti si rendessero colpevoli nell’esercizio della professione».

La nuova disposizione ha solo voluto fare chiarezza su di un organismo di derivazione elettorale, quale il Consiglio dell’Ordine, al quale era attribuito funzioni di magistratura che, secondo i principi del diritto, dovrebbe avere una assoluta terzietà

Di certo, salvo casi del tutto eccezionali, tale situazione non ha impedito ai Consigli degli Ordini di svolgere in maniera corretta il loro compito di vigilanza, e a riprova della loro buona fede rimane il fatto che non si sono opposti alla istituzione dei nuovi Consigli di Disciplina svincolati dagli Ordini, ma che hanno aperto quest’ultimi anche a soggetti estranei all’Ordine, come in molti casi è avvenuto.

La nuova normativa dispone che nei Consigli di Disciplina territoriali, l’istruzione e la decisione dei singoli giudizi disciplinari sia di competenza dei Collegi di disciplina composti da tre Consiglieri ai quali è delegata l’istruzione e la decisione dei singoli procedimenti. Questi sono assimilabili a veri e propri organi giudiziari piuttosto che non a consigli di tipo assembleare.

Non è prevista, infatti, alcuna attività riguardante la trattazione dei giudizi disciplinari che sia svolta dal Consiglio nel suo insieme, per cui eventuali riunioni di tutti i Consiglieri possono avere significato unicamente per quanto riguarda l’organizzazione interna e la scelta di criteri e metodi per lo svolgimento dell’attività, fermo restando il principio che ogni Collegio decide i singoli casi attribuiti, in piena autonomia.

Operativamente, le segnalazioni di violazione del codice deontologico possono pervenire su esposti da parte di persone fisiche o giuridiche che vi abbiano interesse {cittadini, società, enti ecc.) o su iniziativa del Procuratore della Repubblica. Qualsiasi segnalazione, esposto o comunque notizia di violazione o di possibile violazione in campo deontologico pervenga al Consiglio dell’Ordine deve immediatamente essere trasmessa al Consiglio di Disciplina, non essendo nei poteri dell’Ordine decidere sulla sua eventuale irrilevanza o inammissibilità.

Il presidente del Collegio, al quale viene affidata la pratica, oltre a sentire l’incolpato, può assumere ulteriori informazioni in modo da accertare i fatti oggetto di segnalazione; rimane comunque il fatto che non essendo in grado di fare accertamenti o indagini specifiche,e non avendo compiti di polizia giudiziaria, ci si dovrà attenere specificatamente ai fatti segnalati, i quali dovranno essere accuratamente descritti e il più circostanziati possibile.

In ogni fase del procedimento disciplinare l’incolpato deve essere posto nella piena condizione di interloquire e gli deve essere assicurata la più ampia possibilità di difesa, permettendogli di godere di assistenza legale e/o tecnica e l’accesso agli atti e documenti oggetto del procedimento. L’inosservanza di tali previsioni e quindi la violazione del diritto di difesa, può comportare la nullità alla decisione.

La decisione del Collegio di disciplina può essere il non luogo a procedere, ove non si ritengono violate norme deontologiche, oppure l’irrogazione di una sanzione disciplinare. Nel caso di violazioni accertate, le sanzioni che possono essere pronunciate sono le seguenti:

senza notifica al colpevole tramite ufficiale giudiziario:

l’avvertimento consiste in una comunicazione del Presidente del Consiglio di disciplina all’incolpato, nella quale viene dimostrato al colpevole quali siano le mancanze commesse, certamente non gravi, con l’esortazione a non ricadervi;

con notifica al colpevole tramite ufficiale giudiziario:

– la censura, ossia una comunicazione del Presidente del Consiglio di disciplina con la quale le mancanze commesse sono formalmente dichiarate e in relazione alle quali viene espressa una nota formale di biasimo;

– la sospensione dall’esercizio della professione per un tempo massimo di sei mesi;

– la cancellazione dall’Albo.

Ogni decisione deve essere comunicata alla Procura della Repubblica e al Presidente dell’Ordine per i provvedimenti sanzionatori del caso nei confronti dell’incolpato.

Il colpevole sanzionato può fare ricorso presso il CNI e nel caso di ulteriore verdetto avverso presso alle Sezioni unite della corte di Cassazione, solamente per violazioni di legge,incompetenza ed eccesso di potere.

Da quanto succintamente sopra descritto, si può facilmente rilevare che questo nuovo organismo, creato disgiunto rispetto all’Ordine professionale, e pertanto operante in piena autonomia rispetto a questo, risponde non più al presidente dell’Ordine professionale per il suo funzionamento, ma direttamente al Presidente del Tribunale di competenza dal quale è stato nominato. Le norme e le regole sulle quali si basano i suoi giudizi sono quelle dettate dal Codice Deontologico, le quali acquistano valenza prescrittiva nei confronti della condotta etico sociale degli iscritti, acquisendo se non rispettate, valenza giuridica a tutti gli effetti. •